MIRACOLI CON LE ERBE
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MIRACOLI CON LE ERBE

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Mi è venuta l'idea di scrivere questa pensata quando sono andato a sentire una conferenza del responsabile del sindacato degli erboristi catalani. Siccome si ritardava tanto, ho chiesto l’organizzatore di darla io la conferenza. Da alcuni giorni prima stavo meditando sul fatto che tanti esperti parlano degli effetti delle piante medicinali ma, spesso, non dicono se tale o quale guarigione è accaduta a loro o ad alcuna altra persona. Alcuni erboristi senza scrupoli vendono le erbe inventandosi storie di guarigioni. Quel piccolo paese dove abbiamo fatto la conferenza, primo io e poi la moglie del presidente del sindacato, Vilanova de Sau, è al piede e al Nord del Montseny (Spagna). Alcune volte è visitato per italiani, accompagnati per i locali. E alcuni locali parlano a dirittura un bel italiano.
Fin qua, ho scritto tutto quello che avrei voluto dire quel giorno (5 giugno di 2011).






MIRACOLI CON LE ERBE


Siamo stati tante volte istruiti sui miracoli di Gesù che, oggigiorno, non crediamo già alla possibilità dei miracoli. Ci sono stati anche i miracoli dei santi, sia nel trascorso della loro vita, sia tanti anni dopo, e accaduti forse ogni morte di un Pappa, per l’appello dei devoti. Nessuno pensa che gli antibiotici, adesso, facciano miracoli quando guariscono qualcuno, pure togliendoli la febbre. Ma forse i devoti di Santo Tommaso, quando mangiavano piccoli campioni dal suolo nelle vicinanze della tomba del santo nel sud dell’India, non sapevano che ingerivano metaboliti degli actinobacteri. Metaboliti oggi conosciuti come streptomicina. E, allora, pensavano sicuramente che la febbre era diminuita per un miracolo del santo.

In genere, ho sempre sentito dire che le erbe guariscono poco a poco; che si deve avere pazienza per cominciare a notare un miglioramento; e che le erbe sono lente ma sicure. Ma, per me, non è stato così. Per me, delle volte, è andata molto meglio.


UVA ORSINA
Forse la prima volta in cui mi sono reso conto dell’azione miracolosa delle erbe è stato in Italia. Avevo ricevuto alcune lezioni d’italiano da una cugina di mia mamma. Questa cugina aveva vissuto la sua infanzia in Liguria dove aveva imparato lo spagnolo come seconda lingua. Lei mi aveva raccomandato di non prendere taxi a Roma, per essere troppo cari. Così, quando sono arrivato lì per firmare i documenti della borsa di studio, anche se con le valigie ben pesanti, ho evitato i taxi. Addirittura, ho dovuto fare uno sforzo non comune. I taxi mi avessero preso per sette, come dicono a Roma. Credo che è stato per quel sforzo che quella notte, la mia prima note a Torino, ho orinato sangue. Al mattino anche. E, quando sono arrivato nel centro di ricerca, mi hanno chiesto se stavo bene. Il mio viso doveva riflettere la mia ematuria. Nel centro sono stati tutti sempre molto gentili con me. Quel giorno mi hanno accompagnato all’ospedale, anche aspettandomi mentre facevo di nuovo le valigie e subendo una multa per mal parcheggio. In ospedale ci sono stato due settimane, nel trascorso delle quali ho imparato l’italiano. O, almeno, posso dire che, alla fine, capivo i dialoghi della televisione e le conversazioni comuni fra gli ammalati. Il piemontese si sentiva ogni tanto, ma non era la prima lingua che io sentivo ovunque. Mi colpì molto, comunque, sentire una esclamazione molto tipica catalana “M’cago l’ou” mentre un uomo scivolava sulla neve del marciapiede. Dopo due settimane nell’ospedale, la febbre aveva rimesso. Avevano esplorato i miei reni, e avevano nel frattempo circonciso il mio uccellino. Non era poi così necessario. Ma, una volta fatto, sarebbe inutile lagnarsi. Ad ogni modo, il dolore sordo nel lombo non era ancora scomparso. Quando, finalmente, mi hanno dimesso dall’ospedale, ho chiesto se c’erano erboristi in città. Ero incredulo su quello che m’avevano detto le autorità farmaceutiche a Barcellona, che in Italia erano stati proibiti per potere entrare a far parte della comunità europea. Subito, ho potuto trovare un erborista in città. Era un gran locale col suolo di legno grigio. L’erborista ha capito subito il nome scientifico della Uva Orsina ARCTOSTAPHYLOS UVA-URSI, che io forse pronunciavo troppo a bassa voce. Non avevo mai preparato le foglie nel modo in cui avevo letto nel libro del dottore Font Quer, ma avevo fiducia in quel preparato. [Font Quer fu un eminentissimo botanico che io conobbi quando avevo solo alcuni mesi di età, nel giardino botanico di Blanes, nella Costa Brava. Egli fecce amicizia con Karl Faust, un tedesco che vendette la sua partecipazione familiare di una industria dell’acciaio per dedicarsi a realizzare questo bellissimo giardino in un paese già lodato per il suo clima da Plinio il Vecchio]. Quindi, di sera, quando sono arrivato a casa, alla nuova casa dove sarei rimasto per tutto l’anno, ho polverizzato le foglie secche col macinino da caffè. Ho imbevuto la polvere con brandy. Ho aspettato due ore. E, finalmente, ho versato la pasta nella pentola con acqua in ebollizione per venti minuti. Il brodino risultante aveva un sapore addirittura schifoso. Ma mi fecce tanto bene. Potrei dire che è stato come un miracolo. Quel dolore nella rognonata scomparve del tutto. Ed anche l’espressione di dolore dal mio viso. Credo che lo Stato italiano si porrebbe aver risparmiato il mio ingresso all’ospedale se io avessi saputo che non erano stati radiati gli erboristi in Italia.
L’Uva Orsina ha tanta idrochinone, responsabile dell’azione antibiotica; ma anche tanti tannini, d’azione astringente.


SALVIA
Un cugino del mio babbo è uscito vivo da un attentato fatto per la stessa polizia a Torino, un anno prima di arrivare io a Torino. Ha dovuto nascondersi per sempre per evitare la collera della massoneria. Quei bravi uomini così simpatici possono improvvisamente diventare diavoli assalitori. Anche nella Savoia francese, quelli della massoneria mi hanno assalito stando io da solo in un piazzale la sera. Chissà perché. Io non lo so. Forse l’hanno fatto per divertirsi, forse per adempiere un rituale di sacrificio celta. Dopo i colpi ricevuti sulla mia testa, non ho potuto ricoverarmi per nessun miracolo. Forse il miracolo è stato uscirne vivo. Sono rimasto senza visione per alcuni minuti mentre camminavo sfuggendo. Mentre mi sforzavo per riavere la visione e l’udito, ho avuto un dialogo interno col mio amico erborista, allora già morto, che mi aveva pronosticato che, se quando mi dessero dei colpi, pensassi che non era ancora il momento di morire, vivrebbe. Dopo tre mesi di agonia, credendo spesso che la luce si spegnesse di nuovo nel mio cervello, un ex-alunno mio e conosciuto dell’erborista morto, è venuto da me. Lui mi ha fatto un massaggio di polarità separando le mie vertebre cervicali. Allora mi sono sentito di nuovo nel mondo dei vivi. Il mal di testa aveva stato spesso insopportabile per parecchi mesi. Ho tentato, prima e dopo, diversi rimedi, tra i quali le solite medicine e qualche erba cinese, ma nessuno è stato del tutto soddisfacente. Gli odori di acetone, dissolventi organici, candeggina, insetticidi (organo-fosforati), e simili, mi ringagliardiscono più o meno spesso i terribili mal di testa. È difficile dire che un mal di testa è stato il più forte che uno può supportare, perché forse non molto dopo ne arriva uno ancora peggiore. Ogni volta si crede, mentre si ha, che le possibilità di uscirne vivo sono minime. Dopo i primi mesi con il dolore e la sensazione della luce spegnendosi e poca capacità di pensare, è venuto un periodo con accessi di forte dolore che duravano 24 ore. Gli accesi si presentavano ogni due o tre settimane, e mi lasciavano dormire alcune ore durante la notte. Sempre il lato affettato era il dritto, dove il poliziotto Manzato (figlio) mi ha colpito di più. Ma prima di scoprire il rimedio che subito commenterò, il dolore durava due o tre giorni, e non potevo persino dormire neanche una ora la notte. Ed era impossibili muoversi, oppure trovare una posizione di riposo rilassante. Ho trovato infine un rimedio che non posso raccomandare soltanto perché una volta abbia funzionato. Si tratta dell’olio essenziale di SALVIA LAVANDULIFOLIA, messo sul braccio, spalmandolo sulla pelle vicino alle vene. È molto meglio questo metodo esterno, e meno pericoloso, che prendere l’olio essenziale (con latte e zucchero). Ho potuto trovarne di abbastanza puro, ma chiunque lo cerchi forse solo ne troverà il “commercialmente” purissimo, che in realtà avrà residui chimici nocivi. E allora, forse il suo mal di testa, invece di sparire, può aumentare. Quest’olio essenziale fa bene anche per i raffreddori, applicato esternamente. Se si beve anche un bicchierino di colostro, l’effetto è migliore ancora. Io conservo le due cose nel congelatore. Il colostro di mucca si ghiaccia, ma l’olio si mantiene liquido anche a -25 º C. Questa specie di Salvia cresce nel centro della Spagna. Salvia triloba è anche una buona specie medicinale della Turchia, Grecia, e del centro e sud dell’Italia. L’olio essenziale della Salvia officinalis dei giardini dicono che può occasionare convulsioni epilettiche. Dunque, è meglio usare l’olio essenziale di Salvia lavandulifolia oppure S. triloba. Ho poca esperienza con Salvia officinalis tipica. Una volta che abbiamo preso un macerato di fiori sue, ci ha dato una ilarità stranissima a tutti quanti. L’olio essenziale della Salvia fa bene al cervello perché inibisce l’acetilcolinesterase. Dunque, le neurone si connettono meglio con essa. Il pericolo è la tuiona, presente nella varietà officinalis, spesso coltivata in vasi e giardini, responsabili putativa degli attacchi epilettici.

ROSMARINO
Da piccolo, quando ancora non riuscivo a vedere cosa c’era sul tavolo dove gli adulti mangiavano, venivano a casa i parenti francesi. Poi, senza di loro, siamo andati anche alcune volte sui Pirenei francesi, poiché mio babbo parlava molto bene il francese dopo essere vissuto con i parenti della Bretagna nel trascorso della guerra civile spagnola. Una volta sono tutti andati, tranne me, a Lourdes. Non so cosa erano andati a cercare lì, ma per me allora era una stupidaggine aspettare un miracolo in un luogo particolare, se Dio è ovunque. Mentre loro erano fuori, mio nonno mi distrasse facendomi vedere tantissime fotografie che lui aveva di Roma. Quindi, quando sono andato a Roma, ventenne, sia perciò, sia perché Roma è la città eterna, mi è parso di essere lì come a casa mia. Invece, a Lourdes, più che ottenere un miracolo, mi sembrava che la mia gamba, fratturata correndo sui Pirenei francesi, con gli occhiali appannati su un cammino con alcuni buchi inaspettati, andava peggio. Tanto era così, che alcune signore mi hanno offerto soldi e cibo mentre ero in piedi, in un angolo, aspettando la mia famiglia, che era andata a spasso per i luoghi sacri. Erano spazi troppo affollati per andarci io. Non mi son sentito per niente a casa a Lourdes. Alcuni mesi dopo che i medici francesi avessero diagnosticato che non avevo niente, una vicina infermiera mi ha fatto andare quasi come sotto un ordine militare ad un piccolo ospedale dove mi hanno perfino gessato la gamba. In quei mesi prima, la unica cosa che mi sollevava era il bagno con l’acqua e i cubetti di ghiaccio. Fin qui, dunque, nessun miracolo.
Ma, una altra volta, quando stavo spalando il concime nell’orto, e il manico della pala che io stesso avevo fatto era addirittura troppo lungo, mi sono rotto il braccio. Afferrando il polso con l’altra mano, riuscivo a staccare il giro dell’avambraccio nella sua parte distale ma non nella parte prossimale. Dentro dell’avambraccio, uno delle due ossa (il radio) era spaccato. Casualmente, avevo un preparato fatto secondo l’alchimia per una farmaceutica (Palmira Pozuelo) di San Lorenzo del Escorial, presso Madrid, con ROSMARINUS OFFICINALIS. In particolare, era fatto coi Rosmarini sui quali dicono che sia apparsa la Vergine. Credo che sia un miscuglio di molti preparati, fra i quali ci sono le ceneri. Quel preparato era adatto per i polmoni, inalandolo con il vapore dell’acqua bollente. Ma, il giovane amico medico russo che è venuto a vedermi ha voluto farmi un massaggio con quel preparato, non soltanto sul braccio ma anche sulla schiena. Sia la farmacista, sia la Vergine, siano le mani dell’amico russo, il risultato è stato che poche ore dopo, il giorno dopo, la mia mano poteva fermare il giro del polso, ed ho recuperato la forza e il movimento del braccio.
Anni prima, avevo notato che dopo un piccolo viaggio, all’uscire dalla macchina, il dolore della sciatica era molto diminuito, al respirare il profumo del Rosmarino in montagna. Ed il nonno d’un amico mio si preparava vapori col Rosmarino ed alcuni laterizi riscaldati nel forno. Gli andava spostando da una zona all’altra del suo corpo paralizzato dal dolore. Lui era pastore nei Pirenei. La mia frattura non doveva esser molto grave. Di fatto, quando mi sono rotto l’altro braccio, cadendo dentro una fossa che avevo preso per una superficie piana, forse perché mi trovavo ancora sotto l’effetto delle radiazioni ionizzante della mina d’uranio che avevo appena visitato, allora, il preparato di Rosmarino ha potuto fare ben poca cosa.
Nelle ceneri di Rosmarino ci sono oligoelementi buoni per le ossa tali come Bo, Ca, Cu, Mg, P, Zn. E l’azione antinevralgica può spiegarsi per la canfora, la niacina, e la tiamina. Ma nessuna di quelle può spiegare una’azione così rapida come è successo la prima volta. Ricordo che, quando ancora sentivo il dolore, la seconda volta che mi sono rotto il braccio, è venuto a Barcellona il Dalai Lama. Diceva che nessuno credesse che lui faceva miracoli. Ci eravamo visti alcune volte quando lui pernottava accanto a mia casa, nel convento delle suore missionarie. Ho pensato a lui allora, e ho creduto che forse potevo migliorare. E, infatti, il braccio migliorò abbastanza. Comunque, non ho potuto mai più sollevare 80 Kg nel come prima facevo nella panca. Il mio giovane amico dottore russo non si è dedicato alle ossa, ma alla ricerca scientifica del ricovero della gioventù per mezzo della biochimica. Diceva che in Russia avevano un preparato che aveva un odore come quello di Madrid. Ma il Rosmarino è tipico del centro e del tramonto del Mediterraneo. E credo che deve essere molto scarso nel bacino del Mare Nero.
Non ho mai saputo come un atleta come Alexis Némov si sia ricuperato in due anni di tantissime fratture alle ossa. Forse col Ginseng Siberiano, forse col Mumiyo. Chissà se con questo preparato di Rosmarino. Ma mi pare un miracolo molto più grande di quello che mi è accaduto. Essere capace di vincere di nuovo, come lui ha fatto, nei giochi olimpici, dopo due anni di essersi fratturato in più di cento punti le ossa, in un incidente stradale con la macchina, quello sì che è un miracolo grande.


SAMBUCO
A parte le braccia e la gamba, una volta mi sono rotto una o due costole. Forse non in un attimo ma pian piano, in tre occasioni, a distanza di alcuni giorni. Prima, è stato un amico a gettarmi al suolo, come per gioco. Poi, è stata la infermiera obesa del dentista a sedersi su di me, al mio lato; e, finalmente, è stata una caduta scema in una discesa facile con la mountain bike, per avere premuto troppo forte il freno della ruota anteriore. L’estremità del manubrio della bicicletta m’ha colpito il fianco. Alcuni ciclisti sono rimasti mezzo anno con dolore nelle costole rotte. Non si può sternutare, ridere, sbadigliare o guidare la macchina per strade con una sola curva senza sentire un fitto e acuto dolore. Ricordando le foglie di Sambuco Alpino o Sambuco Rosso (=SAMBUCUS RACEMOSA) usato per i cinesi contro le fratture delle ossa, ho provato a mettere sulle mie costole il distillato dei fiori del Sambuco Nero (SAMBUCUS NIGRA). L’avevo conservato nel frigorifero in caso di oftalmie, oppure contro occlusioni intestinali. Ma, questa volta, ha funzionato molto bene, poiché il dolore è sparito subito. Io l’avevo conservato anche con un pizzico di sorbato potassico. Una garza grande per bendaggi, piegata a 20 x 20 cm, e bagnata col liquido freddo, si mette sulle costole. Dopo il freddo, viene il caldo e, dopo alcune ore, la garza finisce seccandosi. Di solito, il distillato dei fiori di Sambuco si usa contro il raffreddore, la febbre o l’ipertensione, se si beve. È anche un buon diuretico. Per altre ossa, non va tanto bene, ma sempre qualcosa fa.
Gli acidi p-cumarico, ferulico e caffeico, oppure loro prodotti di decomposizione per la distillazione, forse sono i responsabili dell’azione antinfiammatoria del distillato dei fiori di Sambuco. Il distillato acquoso si applica anche alle ferite degli animali al meno.

Un altro Sambuco, l‘Ebbio (SAMBUCUS EBULUS) mi ha dato anche una soddisfazione quando mi ha tolto un dolore alla spalla che durava già da mezzo anno. Mi sono messo le foglie tenere sulla spalla e questo è bastato. Dopo la caduta, sono andato al traumatologo, e non ha dato nessuna importanza al mio dolore, neanche ha voluto fare una radiografia. E poi fanno quella bellissima propaganda dicendo che la medicina è così avanzata oggigiorno. L’incidente è avvenuto di notte. Andavo a visitare un amico sulla montagna del Tibidabo. Circa la sua casa c’è una strada persino un può buia, sopra un’ altra più importante e ben illuminata. Ho preso la buia superiore, e leggermente in discesa. Avevo il faro di led anteriore accesso, e ho potuto intravedere sotto l’arco degli alberi una giovane straniera, ed un cane di colore cannella, che andavano in salita per la strada. Lei, sul bordo della vallata. Il cane, in mezzo alla strada ed un po’ ovunque. Ma finalmente il cane ha intrapreso una corsa dirigendosi contro il mio pneumatico frontale. Dopo lo scontro, io ho fatto una capriola afferrato al manubrio della bicicletta, è sono atterrato ancora con le mani nelle manopole e in piedi a un lato della bicicletta. Il cane ha ricevuto un forte impatto alle costole sinistre, e gemeva di dolore. Ma non si è sdraiato. Si è fermato un po’, incurvato. E subito ha proseguito andando in salita, mentre la sua padrona faceva come se nulla fosse accaduto. Nel attimo non ho notato nessun dolore particolare tranne il generale. Ma, dopo alcuni minuti, il dolore è andato in crescendo fino a non lasciarmi dormire. Ho messo garze con distillato di Rose, e non è andata male. Mi sono messo il braccialetto di PowerBalance, e allora almeno potevo dormire. Ogni volta che me lo toglievo, non potevo più dormire. Credo aver conosciuto l’inventore di questi braccialetti, ed anche delle spugne piane per lavarsi quando si è a letto, e delle pillole di lavaggio senza sapone, e delle paglie incurvate per bere meglio, e dei modelli per i piedi Newfeel. Nel caso dei braccialetti, credo di avere contributo alla sua funzionalità. Ed è un peccato che le autorità così rompiscatole, le autorità del centro della Spagna, abbiano disonorato, calunniato e multato i promotori di questi braccialetti. Col braccialetto, anche se potevo dormire, delle volte il dolore, di giorno, diventava addirittura fastidioso. Mi chiedevo allora quando finirebbe. La mia pazienza incominciava a indebolirsi. Il distillato di Rose e quello del Sambuco Nero andavano abbastanza bene, ma non erano una soluzione definitiva. Allora mi sono accorto di quello che diceva Mariana, la coppia del direttore dell’accademia di naturopatia, che in Navarra usano le foglie dell’Ebbio come Arnica. Tra gli erboristi catalani l’Ebbio ha una brutta fama. Si considera molto tossico. Ma, i contadini del Pirenei mettono le foglie sul prosciutto per evitare le falene. E i frutti si mettono nel vino per evitare un consumo eccessivo fra i commensali.
Le foglie hanno glicosidi cianogeni ed oli essenziali. Chissà, dunque se è stato il solito cianuro il responsabile della mia guarigione della spalla. Ma hanno anche acido ursolico, anti infamatorio simile alla cortisone. Dopo mesi, il dolore non si è riprodotto.


CRESPOLINO
Una volta, un Crespolino (SANTOLINA CHAMAECYPARISSUS) mi ha salvato la vita. Ero scivolato giù una pendente rocciosa. Guardando giù, non vedevo altro che un paesaggio roccioso molto più giù (25 m) vicino alla gola del torrente dove c’era una cascata. Pensavo al mio amico tedesco, morto in circostanze allora ancora non chiarite. Credo che lui, alunno della scola tedesca, mi voleva molto bene. Molto di più che tutti i compagni della mia scuola assieme. Mentre scivolavo, ho trovato un cespuglio di Crespolino in fiore e mi sono afferrato al cespuglio con tutte le mie forze. Era piccolo, ma abbastanza forte per fermare la mia caduta e sopportare il mio peso quando mi alzai con le braccia fino a trovare un tratto dove tenermi in piedi. Per due minuti ero rimasto impiccato sul vuoto. Vi può sembrare molto comico. Ma, se vi capita una volta, troverete che è piuttosto tragico. Altre persone ebbero una fine tragica qui, in questo brutto posto, quando loro macchina è uscita di strada. Una strada stretta, non asfaltata, al bordo di questa gola rocciosa. Io ero lì per curiosità scientifica, per studiare la flora della regione. Il Crespolino può aiutarvi anche se vi siete schiacciato un dito della mano o del piede. Bagni molto concentrati con l’acqua delle foglie e i fiori vanno molto bene contro il dolore del colpo. Fuga anche le falene dalle pattate, per esempio.
Credo che sia l’alfa-terpineolo il risposabile della sua azione antinfiammatoria e ristorativa della circolazione. L’olio essenziale può diventare tossico, forse per il suo sabinene e l’artemisia-acetone, e procurare vertigini e debolezza. Quindi, non abusare, per carità, di questa pianta. La soglia di tossicità è molto elastica e vi noterete qualcosa prima di avere i sintomi troppo forti. A Minorca ce n’è una varietà molto pregiata, la famosa Camomilla de Maone, che prendono lì in infusione in numero dispari di capitoli (3-5-7-9) specialmente come digestiva.



CIPRESSO
Ho sofferto anche altri incidenti in relazione col lavoro botanico. Una volta, stavo tagliando Salcerella (Lythrum salicaria) con le mie forbici da giardino, e, per una distrazione, mi sono tagliato il mignolo della mano sinistra. Il getto di sangue arrivava a più d’un metro da me. Subito, improvvisai un rimedio. Ho preso un grappolo di Erba Medica, l’ho leccata e masticata, e ho versato la pasta sulla ferita, col risultato dell’ arresto immediato dell’emorragia. Ma, col tempo, il dito si è annerito. Mi faceva male. Poi dopo, messi argilla come vulnerario, e le labbra della ferita si chiusero abbastanza bene. Ma, dopo parecchi giorni senza mettere niente, un giorno, il dito è diventato più nero, e il dolore è scomparso. Era già il segnale della gangrena. Mi sono messo a studiare e a praticare provando parecchi rimedi che i libri o gli esperti dicono che servono contro la gangrena. Avevo un ricordo sfortunato del fetore che una gangrena può arrivare a fare, di quando stavo facendo pratiche nell’ospedale clinico. Quindi, la cosa era urgente. Credo di aver provato 50 piante. Alcune, tenere facevano qualcosa, mentre che secche non facevano niente. (Un esempio: il Fiorrancio). Finalmente, trovai la soluzione magica. Ho preso i coni del Cipresso (CUPRESSUS SEMPERVIRENS) ancora verdi. Li ho lavato e poi schiaffato un può con un martello. Li ho messi in un barattolo di cristallo, con acqua ed alcool, e ho messo tutto a bagno-Maria, col coperchio semiaperto. Quando il liquido è diventato bruno, ho spento il fuoco. L’ho scolato, e, ancora tiepido, ho aggiunto olio essenziale di Cipresso. Quando ho bagnato il mio dito in questo liquido, subito ha cambiato il colore da nero a rosato. La paura scomparisce quando la gangrena non c’era più.
Mi sono fatto anche altri tagli profondi nelle mani, tagliandomi durante la raccolta di piante medicinali. Raccogliendo Equiseto, mi sono fatto un taglio nella base del pollice, perché il manico della falce ballava. Un amico che abita nella vicinanza mi ha aiutato e mi ha dato zucchero per fermare l’emorragia. Questo, e l’argilla, hanno funzionato bene. Scartando quello, il taglio che mi sono fatto al cadere d’un cammino che subito si interrompeva sulle vie del funicolare del Tibidabo, nel ponte, non è andato così bene. Correvo perché avevo fretta per arrivare puntuale e trovare i miei amici botanici olandesi. Erano venuti di visita all’Istituto Botanico e adesso stavano in un campeggio nella costa. Io indossavo dei sandali le cui strisce non resistettero al girarmi intentando fermarmi prima del ponte dove c’era il vuoto e nient’altro. Volando si stava molto bene, senza pensare cosa veniva poi. Molto giù, un mare di canne mi aspettava riluttante. Una scheggia si mise dentro il mio mignolo destro. Apparentemente non mi feci altro che questo taglio. Ma il sangue colava, e qualcuno per la strada mi ha avvertito che la polizia mi fermerebbe se mi vedeva così come uscendo d’un delitto. Forse per il consiglio di questo uomo sono andato a vedere mia sorella nella clinica. Essa mi ha portato subito a vedere il traumatologo della famosa squadra locale di calcio, il Barça. Forse allora era il migliore, ma quel giorno non è stato il suo più fortunato. Invece di rispettare il nervo, ha cucito le labbra della ferita ed anche il nervo o tendone. Così, si è formato un callo che ha immobilizzato l’articolazione per essersi soldati un tendone intorno all’altro. I due tendoni sono uno dentro l’altro e devono essere liberi.


EQUISETO
Il mio inizio con la fitoterapia è stato un fiasco perché il Te di Roccia (Jasonia glutinosa) che per prima volta qualcuno mi ha raccomandato e venduto, altro che farmi bene, mi ha fatto venire diarrea, forse per essere mal essiccato. Ma quello stesso anno ho conosciuto un erborista molto in gamba, e lui mi ha convinto della bontà delle piante medicinali. Per mezzo suo ne ho conosciute tante. È stato proprio luì che ha fatto scrivere il libro a Font Quer su questo argomento. Il libro è risultato un grande successo. Da piccolo, conoscevo alcune piante da quando andavamo d’estate in montagna, vicino al Montseny, una montagna al nord di Barcellona. Poi dopo, ho deciso smettere di sciare per risparmiare soldi, soprattutto a mio babbo. E invece ho deciso di fare escursioni per studiare le piante. Il nonno del mio babbo era di un piccolo paese tra il Montseny e i Pirenei. E mio nonno paterno scelse la zona all’Est del Montseny per rifugiarsi durante la guerra, con le due figlie, mentre il mio babbo era nella Bretagna. Faceva poco, erano morti due fratelli maggiori di mio padre. Una volta, siamo andati a vedere le mie zie in quel villaggio all’Est del Montseny, che loro ormai conoscono alla perfezione per villeggiare lì da allora fino adesso. Ed io lì ho raccolto Equiseto (EQUISETUM TELMATEIA), in una regione mezzo vulcanica. Il fiume del villaggio ha una certa aurea perché dicono che qualcuno che si è bagnato i piedi lì, con un solo bagno, ha notato come le sue gambe hanno migliorato tanto dell’artrite. Per il caso, io andavo zoppicando già da un paio di anni e, di tanto in tanto, dovevo fermarmi perché non ce la facevo più. Il dolore andava dall’inguine all’anca destra. Dopo tanto tempo di chiedermi il perché di questo dolore, mi sono accorto del Equiseto e ho preparato un bagno. Missi l’erba secca in acqua fredda, in una gran pentola, e attesi che bollisse. Poi, ho versato l’acqua nella vasca da bagno, piena già con acqua calda, senza sapone. Quando l’acqua raggiunse 42º C mi sono messo dentro, nudo, ovviamente, e ho aspettato dieci minuti prima di uscirne. Allora, mi sono reso conto che la mia zoppicatura era scomparsa. Ho potuto fare un salto all’uscire della vasca. Il male è andato via e non è ritornato, almeno con quella intensità, mai più. Soltanto una ombra ogni tanto appare, ma niente che vedere con quello di prima. Dopo questo miracolo, sono andato a vedere il mio maestro erborista con tantissima illusione. Ma lui non si è commosso. Non so se era perche non mi credeva, o perche credeva che io non lo meritavo, o perche della guarigione non se n’era occupato lui. Altre volte ho fatto questo bagno e sempre ho notato che la pancia si è sgonfiata, per alcun effetto diuretico. Se si bolle molto, l’acqua diventa rossa come il sangue, e dicono che allora diventa anticoagulante. Il meglio per bagnarsi è prepararla come ho detto. Se bollesse qualche minuto, non farebbe tanto effetto, al meno esternamente.
Forse tra i tanti principi attivi del Equiseto il Silicio e il kaempferol sono i responsabili dell’azione purificatrice delle arterie. Per certo, il Silicio si trova in forma di bellissimi dischi che assomigliano ai dischi volanti dei film di finzione. Al meno è quello che io ci vedo al microscopio. I dischi sono allegati al taglio e come coprendo dei buchi.






CARDO DI SANTA MARIA
Quell’erborista sapeva farsi ammirare; e tanti avevano fiducia in lui. Quando ritornava dal pranzo, più di venti persone stavano facendo coda in attesa per quando aprisse al pomeriggio. Ma lui, come i politici, e magari come gli stessi santi, aveva una storia buia nascosta. Io non ho potuto chiarirla fino molto anni dopo la sua morte. Nonostante, credo che fu un buon uomo e che trattava di aiutare tutti quanti quanto poteva. Una volta, molti anni fa, mi è apparso un rigonfiamento grande come una palla da tennis nella tiroide, in pochi giorni. Da poco ero ritornato da Minorca, dove avevo nuotato molte ore nel mare. Quel mare così trasparente che sentivi vertigine quando guardavi il fondo che era più di cento metri giù. Gli ho chiesto cosa potrei fare. Mi ha raccomandato mangiare le foglie del Cardo di Santa Maria (SILYBUM MARIANUM) ben bollite. L’ho fatto. Ed anche ho messo una garza bagnata con solfato di rame diluito in aceto e ammoniaco sul mio collo. Così come è cresciuto in fretta, così è diminuito. Ma, pian piano, con gli anni, è tornato a crescere. Finalmente, mi sono fatto operare. Prima, ho preso Aloe vera, Coptis chinensis e latex di Croton lechleri. La prima cosa che mi ha detto il chirurgo, lo stesso che ha operato la figlia dell’erborista, anche della tiroide, è che la mia tiroide era calce per imbianchire i muri della tomba. Ma nel trascorso dell’operazione si vede che si è sorpreso tanto di vedere che il tumore non era maligno. Il mio amico erborista pagava anche a alcune persone perche spiegassero i miracoli che lui gli aveva fatto. Se non era vero, era ben trovato. Forse in questa vita quello importante è farsi rispettare e non guardare mica il come. Perciò credo che io sia piuttosto antisociale. Sto scrivendo questo credendo che qualcuno mi crederà, anche se sia vero tutto quello che spiego. In quel giorno credo che il Cardo di Santa Maria mi ha fatto molto effetto grazie alla influenza del mio amico erborista. Le foglie, e specialmente il picciolo del Cardo di Santa Maria, hanno buon sapore, ben cotti. Ma bisogna, prima, togliere con molta attenzione tutte le spille dell’intorno, con i forbici. Guardate due volte, al meno, che non resti neanche uno spillo. Forse sia l’acido fumarico il responsabile dell’azione antitumorale delle foglie del Cardo di Santa Maria. Forse avrei dovuto mangiarne di più. Ma, negli ultimi tempi, ho notato che non facevano tanto effetto. Forse avrei dovuto operarmi prima e così avrei salvato la metà della tiroide, come ha fatto un amico mio che ha avuto il mio stesso problema. Entrambi abbiamo cominciato allo stesso tempo il processo. Io notavo che l’impiastro di Cicuta Maggiore (Conium maculatum) mi toglieva il dolore. Dicono che si trattava di un tumore autoimmune. Ma alla fine, il dolore era ogni volta più intrattabile e la Cicuta era già scomparsa dal mio orto. Se si può colpevolizzare qualcuno, colpevolizzo il mio una volta ammirato Georges Bush Jr. Ma questa bruta storia psicosomatica non credo che nessuno la credesse. Comunque mi chiedo se ciascuno che abbia avuto un problema con la tiroide abbia avuto un gran disinganno con alcuna persona che abbia diventata ostile.


TIMO
Molto più celere che il trattamento della tiroide fu il trattamento di una piccola gangrena nel gomito. Ero caduto perché dei poliziotti guidando la macchina a 70 Km/h, dove è vietato superare i 30 Km/h, hanno sollevato tanta polvere che l’aria sul cammino diventò come la più spessa nebbia. Loro ridevano di me perché andavo sulla bicicletta impaurito per la loro velocità. Io circolavo per il laterale, accanto alla cunetta, in discesa. Loro andavano in salita. Guardarono indietro anche per vedere se ero caduto. E seguivano ridendo. Il luogo è un’area protetta come parco naturale. Le spese che si suppone che hanno sono dell’ordine di ventimila euri al giorno. Il direttore del parco ha tempo e soldi per acquistare ogni settimana una macchina di alta gamma. Il trucco del bilancio deve essere molto ben fatto. Dopo l’incontro senza urto, ho continuato a frenare fino a quando essermi fermato, o almeno quello credevo. Ma la sosta è diventata un inganno, perché non riuscivo a vedere il terreno. Quando ho messo il piede a terra, mi sono reso conto dalla velocità che ancora avevo. Sono caduto dalla bici e mi sono fatto male alle mani, in un gomito e alle ginocchia. Deve esserci alcun diavoli lì, perché, anni dopo, un ciclista è apparso morto sul terra. Allora sono rimasto spaurito ancora per un’ora, poiché le ferite producevano sangue senza fermarsi. Ma, pian piano, sono arrivato a casa di nuovo, abortendo, dunque, l’itinerario previsto. I giorni successivi ho speso più di 60 euri in prodotti farmaceutici. Ma la ferita del gomito diventava ogni volta più nera, ampia e marcia. Per caso, o perché l’amico erborista, forse da l’altro mondo, mi vuole ancora bene, si è presentato da me il suo nipotino. Mi portava un campione di THYMUS HYEMALIS della sua piantagione. È un Timo del SE spagnolo, un può rosso. Odora meravigliosamente. Ho fatto una infusione e ne ho versato alcun gocciolino sulla ferita del gomito. In poche ore la ferita ha preso di nuovo un colore rosato e un aspetto salutevole. Dopo un anno, ho trovato uno di quei poliziotti nella montagna. È stato un bello scontro. I pochi viandanti fuggivano, consapevoli della collera che il poliziotto espirava. Aveva una attitudine violenta, e nello stesso tempo si sfotteva ancora di me. Si è ravvicinato come per mostrami la sua pistola. Ma finalmente forse si è reso conto che anch’io avrei potuto usarla contro di lui. Entrambi l’avevamo alla stessa distanza. Adesso potevo almeno identificarlo e lamentarmi con il sindaco, amico mio. Infatti, io avevo indovinato che qualche rompiscatole si sarebbe presentato subito e perciò ho preso un sacchetto di plastica e l’ho messo con alcune erbe nel manubrio. Al meno il sindaco si è discolpato in una lettera d’una pagina. Non so cosa abbia fatto con lui.


PRIMULA VERIS & POLYGALA CALCAREA
Avevo visto una espressione di colera simile nel viso di un giovane professore quando mi buttò fuori del dipartimento per essere stato io un testimone molto incomodo del suo crimine. Un crimine che poteva avermi costato la vita. Per quasi tutti, quello era stato un incidente fortuito. Ma se io parlavo, loro potevano fare evidente il mio interesse teorico nella morte del ragazzo. Credo che i giudici avessero creduto loro prima di me. E allora c’era la pena capitale. Quindi, sono andato via, e non ho più tornato lì. La morte di quel ragazzo mi ha tolto la voglia di competere contro nessuno. Prima, credevo che le opposizione per entrare nell’amministrazione erano pulite e giuste. Ma dopo questo, non più. Neanche dopo le opposizioni al ministero d’Agricoltura a Madrid, dove quello che l’aveva fatto peggio ha preso il massimo dei vuoti. Ho smesso ormai a credere nella giustizia e la finezza. Ma il cambio non è stato facile. L’impressione d’impotenza di non poter punire il colpevole dell’assassinato del ragazzo, e la sensazione che la vittima mi colpevolizzava, mi ha squilibrato la salute. Avevo incominciato ad avere asma. D’improvviso sentivo che morivo sfiatato. Non credevo poter arrivare all’armadio delle medicine per avere il rimedio. L’asma è durata più di mezz’anno. Adesso mi chiedo perché allora non sono mica andato al medico. Me la facevo col salicilato di metilo e con la canfora, l’aceto e l’ammoniaco. Dopo magari un anno, un giorno sono andato con un amico botanico e la sua sorella sui Pirenei. O, più esattamente, sui Pre-Pirenei. Quel giorno si formò una tempesta molto violenta. E stava piovendo molto, quasi tutto il tempo. Eravamo in un faggeto con prati nel mezzo. I capelli della sorella del mio amico si drizzarono. I fulmini non si potevano contare. Il frastuono era magnanimo. Stavamo circondati per una rete di fulmini continui. Il mio amico fu il più atarassico. In un attimo, ho visto la sua aura azzurra come volendomi bene. Quando, dopo dieci minuti, la tempesta si è indebolito un po’, siamo andati avanti e giù verso l’altro lato della montagna. Alla discesa, ho raccolto radici di PRIMULA VERIS, ed anche me ne ho messo alla bocca. Hanno sapore di salicilato. Ho raccolto anche POLYGALA CALCAREA. E, arrivato da me, ho fatto una infusione di entrambe. L’ho lasciata riposare mezza ora, e l’ho presa. Mai più ho avuto asma, tranne una fitta dovuta a l’interazione tra la penicillina, il Champagne e il voltaren (diclofenaco).
La POLYGALA CALCAREA deve avere salicilato di metilo, senegin ed alfa-spinasterol. Tutti questi principi attivi sono antinfiammatori e antiasmatici. La radice della PRIMULA VERIS ha salicilato di metilo in forma di primulaverosido.

I fulmini possono oppure uccidere o fare dei miracoli. Io non so se allora mi hanno guarito loro, oppure le erbe. Ho sentito che altri che andavano zoppicando da tempo per l’artrite sono stati guariti per una scintilla di un fulmine. Altri che erano cechi hanno recuperato la visione al ricevere una scintilla. l fulmini hanno molta energia. L’ossido nitrico che si forma all’intorno di loro è anche un vasodilatatore e messaggero biochimico importante, alla dosi corretta. E l’ozono è stato anche impiegato in terapie. Ma non so se le dosi massive che il fulmine libera sono terapeutiche o non. Nel mio caso credo di sì.




MELISSA
Ho parlato prima delle opposizioni a Madrid. In quei giorni io era capace di scrivere o recitare da capo duecento pagine del testo che avevo preparato sui temi dell’esame. Credo che a parte la mia voglia è gioventù, il merito era di una cugina scandinava che mi ha raccomandato delle erbe per avere più memoria. Lei raccomandava un miscuglio di Ginepro (frutti), Melissa, Menta, Millefoglie e Rosmarino. Mi facevo la infusione ogni giorni, e ne prendevo due tasse. C’era un punto dove non potevo ascoltare niente senza memorizzarlo subito. Quindi, mi sono sforzato a non udire per molto tempo niente che non fosse in relazione ai temi a studiare. Alla fine, ad ogni modo, la mia capacità fu del tutto inutile, poiché non si trattava si sapere. Si trattava d’avere una buona presa per l’impiego. C’erano due gruppi: quelli delle persone che già lavoravano nel ministero, e quelli altri che liberamente volevano entrare, come io. Per i primi c’era l’avvantaggio che, si bene il numero del tema era ottenuto da una borsa di pelle, prima di togliere un tema che loro conoscevano, potevano andare togliendo tanti temi come volessero. Per gli altri non era così: primo scrutinio, tema scelto per tutti. Dopo mezz’ora, quasi tutti avevano finito di scrivere. Dunque, ebbero più di una ora per rivedere quello che avevano scritto. Io, alla fine, non ho potuto rivedere che un po’ più della meta di quello che avevo scritto. La su, sul palco, si vede che io sono stato tanto tempo leggendo ad alta voce, mentre che tutti gli altri con venti minuti ne hanno avuto abbastanza. Ho avuto bisogno di tanto tempo, che i membri del tribunale si sono incazzati perché gli ho fatto arrivare molto tardi a vedere un partito di calcio importante. C’erano tre esami teorici sulla biologia. Ho passato il primo con la nota che un membro del tribunale m’aveva detto un mese prima che loro volevano darmi. Ma, il secondo esame non l’ho passato. Prima, per il calcio; e poi, perché dopo aver chiesto permesso al presidente del tribunale per scrivere una formula nella lavagna, ed averlo ottenuto con un cenno, una volta c’era tutto scritto, lui si è arrabbiato e mi chiedeva chi m’aveva dato permesso per scrivere nella lavagna. Dopo questa grana, già pensavo che non passerei l’esame. Invece, un amico al quale avevano dato per scritto le notte anche un mese prima, fu confermato, e passò l’ultimo esame bene. Aveva avuto l’aiuto di un amico comune molto ricco e si vede che molto influente. Ad ogni modo, quello lì che ha vinto la prima piazza andava abbracciato sulle spalle accanto ad alcuni membri del tribunale, mentre andava per le sale. Il suo esame secondo me era pieno di errori, crassi errori. Ma la tasca dei membri del tribunale si vedeva che era piena dei soldi della sua impresa della mele. Quando mi dissero che ero stato sospeso nel secondo esame, stavo studiando per il terzo, sulle leggi. Non ho potuto fermarmi subito. Ho avuto bisogno di un quarto d’ora per sgonfiare il meccanismo mentale per memorizzare. Direi che quelle cinque erbe aumentano la memoria a breve e mezzo termino, ma non tanto quello a lungo. Di frutti di Ginepro (JUNIPERUS COMMUNIS) se ne bisogna mettere il doppio, o tre volte, in peso. Stimolano la memoria: il Cromo (a piccolissima quantità), che c’è anche nella Menta (MENTHA PIPERITA) e nella Millefoglie (ACHILLEA MILLEFOLIA), e il glucosio dei frutti. Invece, proteggono le neurone: l’acido rosmarinico, presente nella Melissa (MELISSA OFFICINALIS) e nel Rosmarino (ROSMARINUS OFFICINALIS), e la folacina e l’inositolo, presenti nella Millefoglie. Credo che non si possono aspettare risultati se non si stimola anche la memoria col lavoro intellettuale. Anche stimolandola, bisogna aspettar al meno uno o due mesi, prima di notare un cambio. Non ostante tutte le norme europee sul controllo di qualità, quasi tute le erbe commercializzate, ed in particolare la Mente, hanno pesticidi. Quindi, se potete scegliere una Menta Piperita di coltura ecologia, tanto migliore.


COPPA DI ORO
“Mens sana in corpore sano” diceva spesso mio cugino sportivo, figlio della suora di mia madre. Lui riuscii nello ski. Credo che arrivò ad essere al terzo posto in Spagna. Ma per me, fino i ventotto, la mente fu molto più importante che il corpo. Da ragazzo ammiravo, in segreto, i corridori che facevano lunghe distanze o almeno quaranta kilometri. Mi chiedevo come la fondista conosciuta come “la locomotiva nera” poteva mangiare un kilo di cioccolato al giorno senza rovinarsi il fegato. La risposta mi è venuta anni dopo. Quello che rovina il fegato non è il Cacao ma i residui di pesticidi. Quindi, se ai un buon Cacao, il fegato segue bene. Dopo sentire migliaia di volte quello di “essere in gamba” e “in bocca al lupo”, ai ventotto, una sera, ho voluto fare un esperimento con la Coppa di Oro (ESCHSCHOLZIA CALIFORNICA). Avevo visto un film nella televisione dove uno spia era stato drogato con quella pianta, per farlo soffrire, ed anche per spostarlo ad un altro stato mentale dove non potrebbe resistere le tentazione sessuali, oppure altre domande. Lui si dava colpi contro la parete per opporsi agli effetti della droga. In un libro su gli afrodisiaci, avevo letto che, mangiata con cioccolato, la pianta potrebbe essere mortale. Un sorridente e veterano giardiniere del giardino botanico di Blanes me n’aveva regalato. Dunque, ho bollito i frutti, come un cucchiaino, per dieci minuti, e ho aspettato un può fin che l’acqua fosse tiepida, e ne ho bevuto un bicchiere. Ho mangiato anche un piccolissimo pezzo di cioccolato. Se come non ero disposto a darmi colpi di testa contro le parete, ho pensato d’andare a spasso. Ma proprio allora mi è venuta tanta energia che mi sono messo a correre salendo la montagna fin la cima del Tibidabo. Sono stati circa 400 m di dislivello. L’ho fatto in linea retta, per sentieri, delle volte molto ripidi, e senza soffiaggi, tranne l’ultima salita durante gli ultimi 50 m de dislivello. Tutto, in dodici minuti. È stato questo esperimento che mi ha spinto a correre poi dopo. Non potevo farlo ogni sera. Lo facevo a giorni alterni, alla mattinata o alla notte, per poter riposare nel frattempo. Una cosa che non ho mai capito era come, se mangiavo meno del solito, non perdevo peso. Per correre preferivo l’asfalto ai sentieri, poiché, quando correvo per terreno irregolare con pietre, avevo lesioni. Correndo, sono rimasto sorpreso per come le macchine hanno bisogno della benzina ed io non avevo bisogno di niente. Alcune volte riuscivo a non sentire il mio corpo mentre correvo rapido. Questa sensazione di levitare era fantastica. Correvo mentre non c’era mica tanto traffico per le strade. Per due anni e mezzo facevo 40 Km, 30 Km, oppure 20 Km, a giorni alterni. La fine di questo stilo di vita l’ha messo una impresa farmaceutica che lasciava uscire vapori tossici della fabbrica alle due della notte. I gasi erano persino asfissianti. L’impresa aveva fabbricato i famosi gasi per uccidere gli ebrei. Il mio cuore, avendo passato già i 40 Km in quel punto tossico, non ce la faceva più; e sono arrivato da me non so come, camminando in fretta più che correndo.

Fin allora, mi stancavo anzi un po` di più che il normale se camminavo. Ma, correndo, se non mi arrivavano delle lesioni, non avevo limite. La Coppa di Oro non fa lo stesso effetto la seconda volta, ne la terza. Ogni volta l’effetto e minore. È strano come le autorità europee dicono che è una piante rilassante. Può darsi che a piccole quantità lo sia. Ma a quelle che io la prendevo, anche con Balsamo de Tolú e con Echinacea, aveva un effetto stimolante ed anche un po’ allucinogeno. Poteva intravedere qualcuno dietro un albero e in realtà non esserci nessuno. E mi veniva voglia di salire camminando per i muri. È questo uno stato rilassato? Poi, ci sono i californiani, che hanno questo papavero aranciato come loro emblema nazionale. E non vogliano pensare che questa pianta abbia un effetto doping.

A dispetto di ciò che scrivono alcuni intesi farmacisti spagnoli, la Coppa di Oro contiene tanti alcaloidi. Contiene derivati della chinolina, come l’allocriptopina, che inibiscono l'azione de l’aldosa reduttasi, cioè, aiutano alla prevenzione dei disturbi della circolazione periferica (gambe, gli occhi) a causa di eccesso di glucosio. L’allocriptopina agisce anche come anestesia; ha un effetto anti-aritmico, anti-fibrillazione, e, in genere, attua come un soporifero. La glaucina è antispasmodica, ipoglicemiante, respiro-rilassante e adrenergica/beta-bloccante. Un'altra sostanza interessante è la berberina, derivata dalla isochinolina. Agisce come analgesica e anestesia; anche come stimolante cerebrale (contro l’Alzheimer) per la inibizione dell'acetilcolinesterase. La berberina è anche antiaritmica e anti-asmatica, anti-infiammatoria e antimialgica, ipoglicemiante, ipocolesterolemizzante e immuno-stimolante, rilassante del muscolo cardiaco e la respirazione. Un altro derivato della isochinolina nella Coppa di Oro è la cheleritrina (si trova anche nella Celidonia). È anche anestesica, antinfiammatoria, immuno-stimolante e rilassante della respirazione. Un’altra isochinolina è la coptisina. È anti-infiammatoria e stimola la contrazione muscolare. E ancora una altra è la sanguinarina, stimolante del cervello (un inibitore dell'acetilcolinesterase), anestesica, stimolante della contrazione del miocardio, stimolante respiratoria, e tonica vasomotore. La Coppa di Oro contiene anche narcotici famosi come la codeina e la morfina. Non è mica sorprendente, già che appartiene alla stessa famiglia del Papavero Domestico. In genere, i medici e i tecnici sportivi parlano contro le vitamine, i supplementi e il doping. Ma io mi chiedo chi dopa i ciclisti i sa fare tanti trucchi per evitare i positivi?



BIANCOSPINO
Un medico cugino di mia madre mi ha tanto raccomandato di lascare di prendere Biancospino perche altrimenti il mio cuore alla fine si rovinerebbe. Avevo preso per prima volta una quantità importante prima di salire all’Aneto, la cima dei Pirenei. L’amico del centro escursionista m’aveva avvertito tanto sulle terribili difficoltà della salita che mi sono fatto una idea previa infernale. Immaginavo un paesaggio de scogliere di ghiaccio che bisognava affrontarsi da le due della note per non vedersi involto in una sicura e orribile tormenta al ritorno, la sera. Invece, dopo aver preso 120 gocce d’estratto di Biancospino (CRATAEGUS MONOGYNA), la salita e la discesa (3000 metri di dislivello accumulato) mi hanno stancato meno che una passeggiata per Las Ramblas di Barcellona. Il pomeriggio, non potendo più sopportare la noia di non fare niente, sono salito ad una altra cima al Nord del valle, anche se solo erano 1000 metri de dislivello. Ho finito la giornata ben rilassato, per niente stanco, e senza male ai piedi. Poi dopo, per consiglio di quel medico, ho smesso il Biancospino e è andata male, mi stancavo come prima.

Di fatto, l’avevo incominciato a prendere per ricoverarmi di un episodio di mal al cuore, magari, d’angina pectoris, che mi è accaduto per uno sforzo nel ginnasio mentre facevo il press de panca. Mi faceva molto male il cuore, e il petto, soprattutto quando mi sforzavo un po’. Allora, ho preso tre volte al giorno una infusione di Biancospino con Adonis vernalis, Convallaria majalis, Leonurus cardiaca e Mentha piperita. Mi sono ricoverato in una settimana.

Il Biancospino riesce anche a prevenire lo stordimento prodotto per i rilassanti come il fiore d’Arancio o la Valeriana. Delle volte produce tachicardia e non si sa ben perché. Magari si tratta di una variazione chimica della pianta, magari d’un cambio nel metabolismo umano. Come mi disse il signore Santiveri, se come ognuno abbiamo un viso differente, per dentro siamo anche differenti nel nostro metabolismo. Se non si è mica abituato allo sport, è meglio incominciare con piccole quantità, come per esempio 3 o 4 gocce di strato. Oppure tante gocce come kilometri si sia capace di correre, moltiplicato per 3. Comunque, la formazione, pian piano, alternando con un esercizio intensivo ogni tanto, aumenta la nostra capacità motrice, ben inteso che l’alimentazione sia idonea.

Credo che il massimo sforzo che mai abbia fatto l’ho fatto dopo una cena frugale con tanta anguria e mandorle tostate. In quel tempo ero ancora abituato a correre 40 Km. Ho preso Biancospino (60 gocce) a l’alba, prima di partire. Le mandorle contengono, a parte le grasse, proteine e idrati di Carbonio; e Potassio e Magnesio, entrambi antiaritmici; e acido linoleico, che è anticoronario; e triptofano, che è un allungante della vita dell’insulina. L’anguria, invece, contiene citrullina-malato, un aminoacido anti fatica; ed anche altri aminoacidi protettori del cervello (isoleucine, tirosine, triptofano), e i soliti Magnesio e Potassio. Mentre il melone ci resta mobilità, l’anguria ci da più energia motrice. Sono stati 8000 metri di dislivello accumulato in 35 Km di percorso all’intorno del Monte Perduto, in 16 ore. Il cane tedesco che mi accompagnava lo ha passato tanto male. Finalmente l’ho dovuto portare sulle braccia perché non poteva andare più.


ASTAXANTINA
Dopo l’esaurimento che tanto mi ha durato, prodotto per i gasi tossici respirati quella notte correndo vicino a Barcellona, ho smesso di correre. Pian piano ho ridotto i percorsi. Mi è venuta una sensibilità ai fumi chimici e le ginocchia si sono indebolite. Arrivato a un punto, mi facevano male oltre già 5 Km. Un amico mi ha fato agopuntura e, al meno, il ginocchio che non mi lasciava camminare senza dolore ha smesso di annoiarmi. Poi, sono stato parecchi anni lagnandomi e sopportando l’indifferenza o burla dei medici sul mio problema. Una volta, ho trovato i mormoni americani per la strada. Mi ha sorpreso che non si burlassero di me, poiché andavo con la semi-mascara antigas messa sul naso. Mi hanno presentato ad un farmacista specializzato in medicina naturale, il Dr. Wolke. E, poi dopo, ho trovato per caso la sua pagina nell’internet. Lui diceva che il colostro andava bene contro la sensibilità chimica multiple e che l’astaxantina andava tanto bene contro i mali alle ginocchia. Ho acquistato astaxanthina a lui per Internet. Ma un ex-alunno mio, al quale ho messo solo un cinque, al caso ispettore delle dogane della posta a Barcellona, mi ha preso l’astaxantina, in applicazione della famosa legge dell’imbuto. Ad alcuni mormoni lui aveva fatto pagare, per loro costumi vecchi, più di quello che costavano negli Stati Uniti nuovi, quando loro madri li spediva di là. Una volta mi a fatto andare a parlare con lui per dirmi che quello di acquistare medicamenti oppure alimenti era illegale. Avrei avuto bisogno di una licenza d’importazione. E, come non ce l’avevo, mi toglieva le merce. Le merce che un fratello suo venderebbe in un negozio di supplementi dietetici a Madrid. Ho dovuto lagnarmi tacendo. Purtroppo, ho potuto acquistare colostro in Inghilterra. Poi, passarono alcuni anni e, subitamente, mi sono reso conto che nel negozio del mio amico erborista c’era l’astaxantina. L’astaxantina è il pigmento principale del salmone e de l’HEMATOCOCCUS PLUVIALIS, una alga microscopica rossa come il sangue. L’ho subito acquistata, e ne ho preso 5 mg al giorno. Ho presso anche Corale di Okinawa. Il risultato è stato che, dopo un mese, ho potuto correre 10 Km senza avere male ai ginocchi. Ai tre mesi, 25 Km. Tanti anni fa, dopo aver lasciato di correre, avevo incominciato a guidare la bici, poiché non richiedeva uno sforzo alle ginocchia come correre. Quando correvo tanto, mi sfottevo di quelli che andavano nella bici. Ma già si sa, ride meglio chi ride l’ultimo. Adesso credo che correre mi va anzi meglio per la spina dorsale che la bici. Sempre lo faccio con delle buone scarpe sportive e i modelli di gel dentro le scarpe. Si vende l’astaxantina sopratutto come immunostimolante e antiossidante e protettrice delle ossa in genere.



LÀGANO
Prima di essere operato delle tiroide, ho passato parecchi anni avendo sensazione de freddo. In quel tempo non si era così esigente con le analitiche, e i valori allora normali adesso passano per poveri. L’ipotiroidismo produce spesso sensibilità al freddo. Io avevo ciò, ed anche tanto dolore al petto, per la sensibilità ai fumi. Ma, dopo i colpi nella testa a Aix-les Bains, mi è venuto voglia o mania di nuotare, specialmente al mare. Ho acquisto diversi costumi di tuffatore, ed anche uno di triathlon per l’inverno. L’acqua del mare non è mica come prima quando io era piccolo. Adesso sta molto più sporca in tanti luoghi. Dunque, ho bisogno di prendere antibiotici e cortisone prima di nuotare lì, per prevenire raffreddori. Una volta, dopo aver nuotato abbastanza nel acqua fredda, la sensazione di freddo è andata troppo in avanzo. Stavo a 35 º C nelle assile. Sentivo freddo fino a le ossa. Ho mangiato un può di glicine (aminoacido) e ho preparato un bagno con l’infusione di VITEX AGNUS CASTUS. All’acqua fredda si aggiungono le foglie tenere. Si aspetta che l’acqua bolla. La si versa attraverso un filtro sulla vasca. Si aggiunge mezzo kilo di zucchero bianco. E si mette uno dentro quando l’acqua sia a 42º C. Dopo qualche minuto, ho incominciato a sentire caldo. Ma poi, dopo avere uscito della vasca, sentivo il caldo durante ore e ore. Allora il problema fu la sensazione asfissiante di caldo. Il Làgano o Agno-Casto mi ha tolto altre volte la sensazione di esaurimento dovuta all’inquinamento atmosferico. Quando non ce la faceva più mi ha restaurato le forze.

Forse il principio attivo principale del Làgano sia il testosterone. Devo ringraziare ad ogni modo il gènero del mio amico erborista perché è stato lui a dirmi che un cliente aveva molta fiducia in questa pianta perché era l’unica che li toglieva i dolori della sclerosi multiple. Il testosterone si perde se si ingerisce, deve usarsi oppure iniettato oppure esternamente in crema o bagno.





FLIU
La sensazione asfissiante di caldo, come quella che abbiamo avuto nella Spagna l’estate del 2002, può togliersi prendendo l’infuso di quello che un amico d’un amico mio, marocchino, conosceva come “Fliu”. Ma quando sono andato lì, al meno a Tanger, ho visto che il Fliu per loro è la Mentha pulegium. Ma per il mio visitante era la PEROVSKIA ATRIPLICIFOLIA. L’aveva riconosciuto con tanto piacere e sorpresa nel mio orto. Col Fliu, la sensazione di caldo va via per presso quattro ore. Uno si chiede allora come mai dicono che fa caldo se non ne fa. Ma, quando l’azione della Perovskia finisce, incomincia di nuovo il caldo interno di cui tutti quanti parlavano.



YOHIMBINA
Credo che alcuni pensano di me che sono professionalmente cattivo. E la proba è che non mi sono sposato. Dunque, per essere buono in qualsiasi cosa basterebbe con sposarsi. Pensano questi anche che io sono pericoloso perché mi sono specializzato alle piante tossiche. La definizione di pianta tossica è: quella che non si ha in negozio e che gli altri possono avere. E credo che pensano anche che faccio degli esperimenti con le persone. Ho avuto un negozio di erboristeria per dieci anni. Mi piaceva credere che ogni versione nuova di raffreddore bisognava un miscuglio differente. Ci sono dei miscugli tipici, ma si possono fare variazioni. Quando aveva una amica aiutandomi nel negozio, si vendeva di più. Ed alcuni credevano che eravamo sposati. Certo che ho una curiosità delle volte pericolosa. E certo che non accetto sempre tutto quello che mi è stato detto. Una gran delusione mi è venuta per un incidente con una ragazza, coppia di un bel ragazzo che è venuto nella erboristeria. Io non l’ho conosciuta, ma non capivo come li mancava passione per avere il sesso con quel giovanotto bello e forte. Lui m’aveva detto che i medici credono che non ci sono afrodisiaci realmente. Non si era ancora scoperta la viagra. Questo ceno mi ha fatto perdere la calma. E li ho raccomandato la yohimbina. Io ne aveva preso per avere più forza nella gambe, e è andata bene; ed anche per avere sensazioni più forti con la mia coppia. La nostra attività sessuale si allungava per sei ore. Ma il disastro è stato che quella giovane non era così forte come noi due, e ha avuto uno svenimento. Non siamo tutti uguali. Per il caso, ho lasciato di avere e di prendere e di raccomandare la yohimbina. Purtroppo non tutto sono guai. Il mio amico russo ne ha fatto per tanti anni esperimenti con i rati, e credo che andava bene per ringiovanire le arterie e il cuore. La pianta PAUSINYSTALIA JOHIMBE credo che non abbia questi pericoli di overdose come la sostanza concentrata. Credo che in quel caso dovrei aver raccomandato alla copia guardare dei film pornografici e nient’altro.



DAMIANA
Un altro afrodisiaco che ho provato è stato la Damiana (TURNERA APHRODISIACA). Ma allora ero tanto giovane e non so se addirittura è stato la pianta o la mia voglia che ha fatto effetto. È arrivato un punto dove l’eccitazione continuata giorno e notte è diventata persino noiosa. E ho smesso.



LUPPOLO
Dopo il piacere, spesso si avviene il dolore. Chi lascia una via vecchia e ne prende una di nova sa quello che lascia ma non sa quello che trova. La separazione della coppia può diventare molto dolorosa. In un certo periodo, avevo due problemi. Prima: la voglia della mia coppia di separarsi da me a qualsiasi prezzo; e l’altro: come era di cattiva una amica che incominciava a essere intima con me. Infatti, lei aveva ucciso per un capriccio il mio giovane amico tedesco. Lei è una serial killer che non è stata mai imprigionata perché i medici la proteggono. I pazzi non vanno in galera. Comunque, allora non ero consapevole del suo passato. Credo che è stato per queste due ragioni, e non per la tiroide, che la pressione arteriale mi è salito fin 350 /180 mm di Hg. Andare a visitare un medicastro mi ha fatto vedere la necessità di separarmi di quelli che non mi vogliono bene. Forse mi sono sbagliato separandomi di queste due persone, ma la pressione mi è andata giù fino i valori normali (100/600 mm Hg). Ho preso anche Luppolo (HUMULUS LUPULUS). Le pigne dei fiori maschili si bollono per cinque minuti. E si prende l’acqua pian piano a sorsi. Questo metodo ha riuscito questa volta, ed anche una altra, quando avevo febbre. Da 41º C la febbre è diminuita fino a 35 º C. E non ho avuto bisogno de prenderne che una piccola tazza.



ANTIBIOTICI
Ho fiducia negli antibiotici, e ne prendo anche senza ricetta. La resistenza agli antibiotici è tipica degli ospedali. Dunque, se non abitate in un ospedale, credo che non dovresti avere paura di questa resistenza, a meno che tutta la giornata stiate prendendo di tutte le classi di antibiotici. Credo che gli antibiotici si devono prendere quando ce ne abbia bisogno, ed anche une ore di più. Ne troppo, ne troppo poco. Tanti considerano la penicillina un invento del dottore Fleming, che loro hanno dimenticato che i pastori, da tempi immemorabile, mangiano pane ammuffito per togliere la febbre. Alcuni dei Pirenei sono andati a vedere il dottore Fleming nel 1948 a Barcellona, per dirglielo, ma lui ha risposto con una finta di spinta sprezzante.

Contro l’infezione nelle orecchie va tanto bene la neomicina, prodotto per lo Streptomyces fradiae. Gli Streptomyces erano usati anche per i sciamani. Gli toglievano da determinati suoli argillosi. Io ne ho visti nel suolo nella vicinanza del cimitero d’Ascoli Piceno. Sono bellissimi (guardati al microscopio). La neomicina va benne esternamente, e la penicillina internamente. Ma, per il mal d’orecchio, va bene anche mangiare pappa reale. E applicare l’olio di Ruta (RUTA CHALEPENSIS). Si prepara con olio d’Oliva che si riscalda in una pentola, a fuoco molto basso, durante 3 minuti. Si mette anche Calendula, Camomilla, Ipèrico, Aglio e Cipolla. Una volta raffreddato e filtrato, si aggiunge olio essenziale di chiodi di Garofano, oppure alcuna altra essenza antibiotica (Cajeput, Salvia, Timo). Si instilla con contagocce.

Contro il mal di denti, non ho un rimedio che possa sostituire il dentista. Ma ¿cosa si fa quando il dentista ci ha dato un appuntamento per dentro una settimana e nel frattempo non ce la facciamo più a resistere il dolore? La mia soluzione è semplice, ed è compatibile anche con gli antibiotici e antinfiammatori. Metto un pezzo di Cannella ed anche un chiodo di Garofano nella bocca e lo mantengo lì tanto che posso. Mentre non lo tolgo dalla bocca, il dolore è quasi nullo. Ma se si toglie, neanche sia un attimo, il dolore va su di nuovo.


CRUSCA D’AVENA E CELIDONIA
Contro il mal di gola non ho un rimedio sicuro. Ma, delle volte, mangiare crusca di AVENA funziona abbastanza. Una volta, il problema non fu il mal di gola ma il rimedio. Un parente mi ha raccomandato di prendere sulfonamidi o, meglio detto, un medicamento simile. È venuto anche il dottore e mi ha raccomandato di prenderne anche di più. Ma io, più ne prendevo, più mi sentivo morire. Finalmente, ho fatto il pensiero d’andare alla mia erboristeria a piede, per cercare alcun rimedio lì. Normalmente impiegavo cinque minuti, ma in quella occasione ho avuto bisogno di mezza ora. Mi sfiatavo, mi mancavano le forze. Arrivati lì, ho preso Celidonia (CHELIDONIUM MAJUS) e l’ho fatta bollire cinque minuti. Gli erboristi di Barcellona dicono che è molto tossica. Ma alcuni uomini d’Asturias (al nord della Spagna) ne prendono spesso per bicchieri. Dunque, non ho fatto caso ai dottori, neanche agli erboristi, ma sì agli asturiani, ed anche a Maurice Messegué, che tanto bene ha detto su questa pianta. Il risultato è stato che il giorno dopo non avevo debolezza ne mal di gola.
LAURO
Tanti mi dicono che l’omeprazole va tanto bene per prevenire il mal di stomaco, che anche io ho provato una volta de prenderne quando avevo una finta de mal di stomaco. Ne ho preso due pastiglie, ma con nessun risultato positivo. Invece, il mio solito rimedio, le foglie di Lauro (LAURUS NOBILIS) ha ridotto subito il mio dolore. Prendevo pezzi di foglie quando ero in Italia. Ogni volta che sentivo un po’ di dolore me ne metteva nella bocca un pezzetto e il dolore smetteva. Ma se si fa bollire, l’acqua reagisce anche meglio contro il dolore di stomaco che i pezzi della foglia masticati.



CAGLIO ASPRELLO
Un anno avevo alcune alunne molto studiose che riuscivano benissimo nei miei esami. Une di loro era dermatologa. Proprio nel corso di una classe si è stabilito una discussione fra lei e me. Io dicevo che il succo del Caglio Asprello (GALIUM APARINE) andava molto bene contro le macchie nere pericolose della pelle. Lei diceva di non, che non c’è altro che il cortisone. Raccomandava sempre quello ai suoi pazienti. Tre anni dopo questa piccola grana, me è capitato che nel mezzo del petto, nello scavo sull’stomaco, mi è apparso una macchia, della notte alla mattina, di due ditta di diametro circa. Tanti dicono che queste macchie che crescono così rapido possono essere cancro, che mi sono spaventato. Ed ho chiesto un appuntamento con il dermatologo della mutua. Mi ha fatto piacere che fosse la mia alunna. Prima ha dubitato. Non era sicura di bruciare la macchia. Mi sono accorto che mi aveva detto che, quando dubitava di bruciare o non, guardava il paziente e, se lui sembrava deciso, lei andava avanti. Io li ho sembrato ben deciso. Ma ha commesso un errore: non coprire la zona con un dischetto di carta con un buco nel mezzo per bruciare quello che doveva bruciare e non disseminare il male all’intorno con le spruzzature. Un giorno dopo, la macchia non solo non è scomparsa se non che si è allargata. Certo, mi sono messo l’unguento di cortisone, ma è stato un fiasco. Dunque, ho smesso di fare caso alla mia dottora e ho incominciato ad applicare il mio metodo. Il Caglio tenero è facile d’ottenere tutto l’anno, tranne quando fa tropo caldo. Ho sgualcito alcune talli e ho messo il succo sulla macchia. La notte dopo, la macchia era già scomparsa. Dopo un mese, la macchia è apparsa di nuovo. Allora ho messo sulla pelle una altra volta il succo, e la macchia è scomparsa fino adesso. Chi sa se riapparirà, non si sa mai questo.



SANGUE DI DRAGO
Una altro fallimento dei dermatologi è stata una macchia nella gamba, sotto l’anca, al lato esterno, piccola come una moneta di un euro, ma che cresceva, bruciava, e avanzava verso l’interno. Il dolore era molto noioso. Ho tentato diversi trattamenti. Ho chiesto ad un amico farmaceutico cosa potrebbe fare. Mi ha raccomandato cortisone e neomicina in unguento oleoso. La verità, non è andata male. Il prurito è quasi scomparso. Ma, dopo dieci giorni, lo scavo continuava essendoci. Allora, è arrivato il giorno del appuntamento col dermatologo, che avevo chiesto tanti giorni prima. Era un dottore giovane, biondo, bello, ed anzi amico del mio amico farmaceutico. Ma lui si è sbagliato. Non ha voluto neanche prendere un campione per guardarlo al microscopio. Mi ha diagnosticato herpes semplice. Il prurito, d’accordo, è anche tipico del herpes. Ma lo scavo rosso, non. Ed io non avevo mai visto lì le vesciche trasparenti tipiche del herpes. Arrivato da me, ho preso un campione del tessuto dello scavo e, nel microscopio, è apparso chiaramente un lievito, probabilmente Candida. Non sono mica dermatologo, ne sono specializzato ai funghi patogeni, ma ho passato un anno guardando funghi al microscopio. Quelli patogeni non me gli lasciavo manipolare, per il rischio. Diperato, sono andato a visitare un vicino, un vecchio dottore di novanta anni. L’esperienza è molto importante in medicina. Mi ha raccomandato mercurocromo. Gli ho detto che l’avevo già provato e che non mi faceva niente. Ad ogni modo, l’ho ringraziato. Ho visualizzato un mercurocromo differente, il latex rosso di CROTON LECHLERII, conosciuto come Sangue di Drago. Sapevo che quel dottore questa volta aveva ragione. Lui ha visualizzato un liquido rosso. E un liquido rosso mi ha guarito della Candida. Dopo pochi secondi di aver messo il latex rosso del Sangue di Drago, il buco ha lasciato di bruciare. Ed è incominciata la pace. E, pian piano, in una settimana, lo scavo si è riempito. È rimasta sotto la pelle una zona rosa in forma di mezzaluna. Mi chiedevo se i musulmani crederebbero se quello potrebbe avere alcun significato. La mezzaluna si è sfocato pian piano fin quasi disparire. Tutto è incominciato un giorno che dovevo fissare la porta di ingresso al palazzo. Il tappetino su cui mi sono sdraiato per raggiungere la base della porta era persino sporco, da tanto tempo de non scuoterne la polvere. Forse alcuno che aveva calpestato uno stronzo di cane nel marciapiede aveva una luna piena sagomata nelle suole delle scarpe ed aveva calpestato di seguito il tappetino di fibra di cocco, lasciandosi le Candide patogene, più a un lato che l’altro della luna.




CASI FALSI
Credo che gli oranghi, al meno alcuni fra di loro, conoscono circa di due mila piante. Quindi, circa il numero di specie che io conosco. Loro conoscono piante per guarirsi di alcune malattie. Fra di noi, invece, abbondano quelli che screditano le piante medicinale anche senza conoscerle. Fin qua, ho spiegato le guarigioni più sorprendenti che mi sono successe. Ci saranno sempre quelli che diranno che questo sono menzogne, oppure casualità, sbagli, errori. Comunque, per mostrare che posso anche dubitare, che non si può pontificare sempre, vi spiegherò due casi.


Poco fa, mi hanno diagnosticato una cataratta in un occhio. Sono andato ad un secondo centro per confermarlo. Me l’hanno confermato. Allora mi sono veramente spaventato. Ma mi sono afferrato al possibile effetto anti cataratta del distillato di CHENOPODIUM AMBROSIOIDES. Per certo, una pianta proibita per una ministressa di sanità di Madrid, adesso ministressa di fomento. Il sindaco di un paese della Costa Brava, Calonge, al Nord già di Blanes, m’aveva detto che i templari l’usavano contro l’affaticamento degli occhi ed anche contro le cataratte. Ho fato bagni col distillato per parecchi giorni. Bruciava un può, ma non credo che facesse nessun male, ne nessun bene. Dopo alcuna settimana, ho avuto il piacere di avere un altro appuntamento con un terzo dottore. Lui ha visto il mio viso spaventato per il diagnostico così cattivo che m’avevano fatto altri oftalmologi prima. È rimasto zitto per un minuto. Ma, poi dopo, si è messo a ridere. “¡Ma se lei non ha niente, niente! Magari una sfumatura tipica già dell’età, ma nient’altro. ¡Niente di farsi operare, per carità! Ma chi ce l’ha detto questo?”. Tutto questo mi ha fatto pensare come i dottori possono sbagliarsi, delle volte volendo, e delle volte senza voglia di farlo. Non sono sicuro che il Farinello Aromatico non abbia fatto niente, ma credo che il problema principale è stato la incompetenza di un oculista che non sapeva fare occhiali e dava il torto alle mie immaginarie cataratte, ed anche l’esagerazione di un'altra dottoressa che forse voleva farmi spendere i soli per operarmi nella mutua. Si paga una tassa, ma poi dopo sempre vengono tanti costi aggiuntivi.


L’altro caso è stato un caso di guarigione psicologica. Ero abbastanza raffreddato. Era la veglia del giorno dei Rei Maghi. Davanti il mio negozio passava il Re Nero. Era un amico camerunese. Ma mi ha fatto tanta piacere vederlo a lui immerso in tutta l’atmosfera della festività, che il raffreddore mi è andato via subito. In cinque minuti non c’èra più.
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ESCHSCHOLZIA CALIFORNICA
ESCHSCHOLZIA CALIFORNICA

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GALIUM APARINE
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ARCTOSTAPHYLOS UVA-URSI

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Vogliate scusare tanti errori ortografici, poiché il mio italiano non è ancora perfetto. Vi ringrazierò tanto se mi potete correggere neanche sia una parola.